OSSERVATORIO INTERNAZIONALE DI DESIGN / INTERNATIONAL DESIGN OBSERVATORY
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Perché l’information design è come un buon caffè

[text] Laura Bortoloni, Italy / [images] Martin Foessleitner, IIID, Austria

Martin Foessleitner ha fondato High Performance (Hi-Pe) a Vienna nel 1999. Hi-Pe si occupa di trasformare la complessità dei dati in un’informazione efficace in grado di orientare scelte consapevoli nei più disparati campi d'applicazione, dal wayfinding alla psicologia, dai media digitali alla mobilità, dall'accessibilità al marketing.
Prima di questo progetto Foessleitner è stato per dieci anni dirigente in un’azienda giapponese legata alla creazione di immagini digitali e ha svolto ruoli di product manager e marketing director. Da queste esperienze ha maturato un punto di vista che mette l’informazione al servizio dei processi di marketing e branding.
Martin Foessleitner è membro dell’International Institute for Information Design (IIID), board austriaco che dal 1986 si occupa di ricerca e progettazione per l’Information Design. Di IIID condivide il punto di vista: trasformare i dati in informazione, con attenzione instancabile rivolta al contesto e all'utilità del messaggio per il destinatario.


Si sente continuamente parlare di information design. Concetti come processo, complessità e informazione vengono spesso confusi con gli strumenti necessari a esaminare e a comprendere i dati.
Qual è la sua definizione di information design?
Secondo IIID, Information Design è “definire, pianificare e dare forma a un contenuto considerando il contesto in cui viene presentato, con l’obiettivo di soddisfare la richiesta di informazione dei destinatari” (questa è la definizione dell'IIID, modificata da iDX). L'information design offre a diverse discipline e competenze una piattaforma che consenta loro di lavorare in sinergia.
D’altra parte alcune capacità sono d’obbligo:
- saper comprendere il contesto
- azzerare le conoscenze pregresse su di esso
- saper gestire i media e gli strumenti della progettazione
- monitorare i risultati e i comportamenti
e ancora:
- essere consapevoli che il design non è né un prodotto né un processo, ma una piattaforma.
C'è poi una affascinante analogia di Graziella Tonfoni che paragona l’information design a un ottimo caffè espresso. Per far ciò occorrono:
- ingredienti eccellenti (contenuto): i chicchi di caffè
- una buona informazione, condensata, piena di gusto: l'espresso
- un po' di zucchero (le soluzioni visive) per renderlo più invitante.

High Performace, il suo studio, applica i principi di universal design, vale a dire progetta tenendo conto di tutti i possibili cambiamenti nelle capacità umane dovuti sia a una disabilità permanente che all'avanzare dell'età, ma anche a qualsiasi forma di limitazione temporanea che può riguardare chiunque. Insomma, un approccio democratico. Ci può fare un esempio?

Abbiamo da poco disegnato l'ingresso di un'istituzione pubblica per ciechi e ipovedenti, combinando il linguaggio Braille con un lettering a rilievo. I non vedenti avrebbero potuto leggere parte delle informazioni, i vedenti non sarebbero stati in grado di leggere del tutto, sebbene il contenuto fosse comprensibile. L'insieme propone un quadro completo, spingendo tutti i visitatori a riflettere, piuttosto che a essere solo infastiditi da qualche brutta vetrofania.

High Performance spazia dall'informazione distribuita in spazi fisici – sistemi di wayfinding – all'informazione digitale. Quali sono per lei le principali differenze?
Le principali caratteristiche dell'informazione analogica e/o materiale sono:
- avere una struttura regolare
- essere "local"
- essere indipendente, autonoma
- rivolgersi a un pubblico generale
L'informazione digitale, invece:
- può prevedere percorsi non lineari
- è fruibile sia a un livello collettivo che individuale
- è sia locale che generale
- è interconnessa

Il concetto alla base della ricerca condotta da IIID è la necessità di trasformare grandi quantità di informazioni per renderle comprensibili. È preoccupato dal rischio di tralasciare qualcosa di importante in questo processo?
Certo, sempre. È proprio questa la sfida più difficile. D'altra parte raramente rimuoviamo dei contenuti. Costruiamo piuttosto numerosi livelli di informazione. Non si tratta quindi di perdere informazioni; la sfida è trovare quelle necessarie in modo veloce e semplice, chiaro e coerente.

Hi-Pe sta attualmente lavorando su "Legible Wien", un sistema di segnaletica pedonale. Secondo lei il metodo per approcciare i vari progetti di "legible cities" è il medesimo ovunque, o si modifica secondo i luoghi? In che modo Vienna è diversa ad esempio da Londra, osservata dal punto di vista di un pedone?
Dipende sempre dalle caratteristiche della singola città, ma anche dagli amministratori che la governano. Differenze tra Vienna e Londra? La gente cammina con più calma, l'assetto della città è maggiormente dedicato ai cittadini locali e meno a quelli stranieri. La tentazione di fermasi in un caffè è più forte di altro. In generale c'è un approccio più tecnico e meno psicologico.

Trasporti pubblici, psicologia, segnaletica, marketing… sembra proprio che l'information design abbracci ogni ambito della nostra vita quotidiana. Come gestite ambiti di conoscenza così diversificati a Hi-Pe?
Non è così diverso come può sembrare; guidare qualcuno verso una destinazione prevista è come condurlo al raggiungimento di un’informazione. Influenzare un comportamento, per esempio l’utilizzo dei trasporti pubblici al posto della propria autovettura, è simile a invitare alla prova di un nuovo servizio, di un nuovo prodotto o di una nuova tecnologia. È questione di cambiare i paradigmi per far diventare il tutto meno rischioso e più godibile.

Come membro di IIID, quanto importante crede sia la ricerca per raggiungere nuovi obiettivi nell'information design? Qual è il rapporto tra IIID e la formazione?
La ricerca è alla base della credibilità del design. Ricerca e scienza possono provare che le intuizioni di un designer abbiano un riscontro concreto nella vita di tutti i giorni. Il design (così come la rappresentazione) non serve a decorare, ma dà un contributo essenziale nella risoluzione di problemi, per dare il via a processi di innovazione, per far diventare le cose più efficienti ed efficaci.

Cosa intende con una "high performance" nell'informazione?
Ancora una volta devo citare IIID: “L'informazione è il risultato dell'analisi, del trattamento e dell'organizzazione dei dati al fine di accrescere la conoscenza di chi li riceve”. I designer dell'informazione otterranno il più delle volte un risultato "high quality” se l'informazione da strutturare è parte integrante di una catena informativa.
Un’informazione "di alta qualità" dovrebbe essere:
- accessibile
- pertinente
- attraente
- credibile
- completa
- concisa
- corretta
- interpretabile
- oggettiva
- rilevante
- tempestiva
- solida
- comprensibile
- preziosa


Inserito da aiapzine | 30.08.12 | commenti (0) | Interviste | stampa




 
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